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Tumbr Fest

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Tumbr fest – La Cann’lora e il ritorno della luce: riti secolari e calendario contadino.

Tumbr fest prende il nome dall’antica unità di misura utilizzata durante il regno delle due Sicilie e messa fuori corso nel 1861, a seguito dell’unità d’Italia Il festival nasce con l’intento di riportare a galla antiche usanze per preservarle dall’oblio a cui sono destinate. Usi, costumi e tradizioni ormai quasi del tutto perduti.

Questa invernale sarà una sorta di pillola all'appendice estiva del festival.

“Col fuoco arriva la scintilla di luce dell’umanità e col cibo cotto l’affrancamento dal bisogno che impedisce di ragionare. Con l’armistizio temporaneo della fame, con l’appagamento della digestione, col senso del prolungamento della vita viene il racconto e con il racconto il sollevamento della testa al cielo. L’uomo diventa uomo con la scintilla del racconto sottratta all’inferno.”

Dalla presentazione di Gesù al tempio passando per la purificazione di Maria fino ad arrivare ai Lupercali, antica tradizione pagana, cercheremo di riunire saperi e storie antiche davanti al lume di fuochi e candele della tradizione. Partendo da due pagliai con caminetto, che hanno preservato il loro carico di patrimonio storico minore, e radunando le persone attorno ad alcuni fuochi, nell’antico nucleo attorno al quale il nostro piccolo paese è nato, cercheremo di combattere la monotonia dell’inverno e accendere il paese per una notte. Il Colle della Lama con le sue strade a spirale che salgono su in maniera circolare che si allarga verso l'originaria struttura religiosa di cui rimane un abbozzo di nome di una via (Via Chiesa Vecchia) sarà il teatro di questo evento, che ha come scopo principale quello di rompere la monotonia data dai rigori dell’inverno, combattendolo con la convivialità e la cultura. Febbraio, il cui nome deriva dal latino februare, che significa "purificare" dato che nel calendario romano febbraio era il tempo dei rituali di purificazione non è notoriamente ritenuto uno dei migliori, con i suoi rigori e nevicate, ed è stato da sempre poco amato, nonostante la festa di s. Antonio abate, l’ingresso del carnevale, l’uccisione del maiale. In attesa di tempi migliori in passato si trascorrevano le giornate chiusi dentro casa a spiare, ogni tanto, le possibili “mosse” del tempo. Il bianco regnava come oggi incontrastato e spesso si usciva dalle finestre o si passava sotto gallerie candide e incontaminate, senza la tv accesa in casa ad alimentare il disagio in una popolazione temprata alla vita da avversità come la guerra e la povertà. La candelora in questo cade a pennello, indicando al coltivatore le previsioni della ”v’rnata” e la sua effettiva durata, in  base al quale organizzarsi con le nuove sementi e le rimanenti scorte. Il calendario lunare è fra le cose che abbiamo dimenticato insieme al rispetto della natura che il contadino, scarpa grossa e cervello fino, non smetteva mai di ascoltare e osservare.  

Quante cose abbiamo seppellito sotto la cenere? Tante, tra le quali molti proverbi. Allora preparatevi a soffrire un pochino il fretto e a tirare fuori dalla cenere i ricordi d’infanzia e le patate, proprio come una volta faceva la nonna. Vi offriamo cultura, musica, teatro, poesia, un fuoco, del cibo e tanto vino per combattere quel senso di impotenza che si è impadronito dei paesi come il nostro. Un paese ci vuole.

“Cannellora, chieara 

aprilə e majjə come é jennearə,

se fa solə o sulariéllə

sò n’andrə 40 juornə də ‘nviérnə.”

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Ti allego la locandina, che sarà caratterizzata da un monologo originale suddiviso in due parti (cristianità e paganesimo), scritto ad hoc per l'occasione dell'autrice di teatro romana Valeria Belardelli e interpretato da Manuel D'Amario, attore abruzzese emergente nel panorama italiano.

Al dibattito di apertura parteciperà Franco Valente. In serata ci sarà il concerto del cantautore folk rock blues Adriano Tarullo, originario di Scanno (AQ). E poi una lettura del "Topo sognatore e altri animali del paese" di Franco Arminio a cura di Manuel D'Amario seguite dalla lettura di poesia di Eugenio Cirese e Gustavo Tempesta Petresine.

E poi cibo della tradizione come cazzariell e fasciuole e mbresa c l patate ad accompagnare delle (poche) patate alla cenere e pizza d grandign cotta alla coppa, preparate nei camini dei pagliai messi a disposizione.

La cornice è il suggestivo colle della Lama, sede del primo nucleo abitativo del paese.